Lo Straniero

Mostra Collettiva a cura di Ivan Fassio e Marco Memeo

Fabrizio Bonci, Sarah Bowyer, Jean-Paul Charles, Roberta Corregia, Carlo D’Oria, Enzo Gagliardino, Giovanna “Giogia” Giachetti, Paolo “JINS©” Gillone, Carlo Gloria, Marco Memeo, Riccarda Montenero, Marco Seveso, Gosia Turzeniecka

Spazio Vinci – Piazzetta Leonardo da Vinci, Asti

Nell’ambito di SLAFF “Social Lab Film Festival”, la mostra collettiva Lo Straniero indaga il rapporto delle arti figurative contemporanee – pittura, scultura, fotografia –, della video art e del documentario sociale con le tematiche dell’estraneità, della diversità e della migrazione. Ad Asti, dal 27 al 29 Settembre 2013…

Marco Memeo, Strada Privata, 2013

Marco Memeo, Strada Privata, 2013

Da un prospettiva processuale ed esperienziale, le arti non rappresentano più una giurisdizione esclusiva della bella apparenza, bensì una forma di accrescimento del sensibile, un dominio della sperimentazione percettiva. Ci interrogano e si interrogano. Ci insegnano a vedere, udire e sentire diversamente, tramite un linguaggio tanto innovativo quanto originario e autentico. Il loro discorso custodisce una grammatica che non deve soltanto essere studiata e interpretata, ma che vuole essere parlata, divulgata, trasmessa, professata. In questo senso, lo sfaccettato ambito di significazione di un’opera d’arte è un luogo aurorale, un insieme di azioni sempre in statu nascendi, nella continua interazione dell’opera con lo spettatore: il pubblico, l’altro. Proprio questa alterità garantisce la rinnovabile possibilità di costante crescita, ricerca, presa di coscienza.

Ogni fenomeno interpretabile si pone inesorabilmente sotto forma di esigenza che procede dall’incontro e dal confronto. L’azione costruttiva dell’estraneità, tuttavia, si mostra soltanto indirettamente, attraverso le domande. La conseguente risposta dell’arte non è né arbitraria, né obbligata – è inevitabile. Come se si trattasse di un’intrinseca categoria che ne assicura la validità, essa non può non presentarsi. L’alone di perenne produzione di senso si sviluppa a partire dal riscontro che essa dà oppure rifiuta, in un dialogo continuo con la diversità che le si avvicina. Estranea a se stessa, opaca e carica di inesauribili facoltà – in quanto massima espressione del dialogo e della condivisione –, ogni pratica estetica si trasforma e ci trasforma in apparati di reazione, in meccanismi di elaborazione, in ingranaggi decifranti. Ognuno di noi, straniero di fronte all’incommensurabilità delle interpretazioni, comprende al massimo grado la propria condizione di migrante, di pellegrino della conoscenza, di clandestino all’interno di un sistema che svela a poco a poco, sotterraneamente o progressivamente, le proprie dinamiche interne e potenzialità relazionali. Siamo noi gli stranieri che si aggirano, incuriositi, di fronte a un paesaggio mai visto, che soffiano su volumi impolverati tra gli scaffali di una biblioteca, che ricopiano il codice ereditato, che tramandano una storia mai uguale a se stessa…

Ivan Fassio

Advertisements